Trovo inutile il dibattito sul “difendere la propria privacy” da Google

by Enrico Giubertoni on 8 ottobre 2008 · View Comments

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Questo post, nasce da un commento che stavo per scrivere sul blog di Andrea Bichiri, approposito dell’articolo “La difesa della Privacy non è più un miraggio”: il commento è diventato troppo articolato e per questo motivo si è trasformato in un post linkato alla conversazione tramite TrackBack.

L’articolo cita un pezzo de l’Independent che mette in guardia dai rischi sulla privacy derivati dall’attività di Google.

Io penso che la corrente di detrattori dei meccanismi basati sulla pubblicità contestuale e sull’utilizzo di dati anonimi per ricerche di mercato, sia molto simile a quanto sostenuto dai sostenitori della Teoria Critica della comunicazione.

Esiste un retaggio della società di massa che ritiene il web come luogo di pericoli e considera i soggetti, come persone da difendere da una cultura che si alimenta in modo sociale, sulla base dei contributi di soggetti individuali, in una modalità autoemancipante.

Non vedo nulla di male se dei soggetti si emancipano dialogando tra loro attraverso un uso sociale della rete e i social media.

E – sulla base di questa mia opinione – sostengo la positività dell’approccio scelto da Google e dall’emergente paradigma del Social Web e della Social Culture.

E in difesa di Google sostengo quanto segue:

  • Google ha un sistema pubblicitario – AdWords – con un codice etico estremamente rigido e scrupoloso.
  • Il codice etico di AdWords è disponibile sul sito di Google e di AdWords (AdWords Learning Center – punto B)
  • Il codice etico dei Mass Media non è disponibile on line.
  • I mass media interrompono le nostre attività con spot pubblicitari, mentre Google arricchisce ciò che facciamo con pubblicità contestuale.

Per arricchire le nostre attività con pubblicità contestuale, Google deve poter leggere anonimamente quello che noi facciamo, ciò che noi cerchiamo. Tutto questo accade attraverso due servizi trasparenti: ADSENSE e ADWORDS

Quanto alla dicotomia Privacy/comunicazione, se si vuole avere la sicurezza totale nel difendere la propria privacy, una soluzione c’è:

basta smettere di comunicare. Ma non penso proprio che l’autismo sia il metodo migliore per difendere la propria privacy.

Attaccare Google perchè sperimenta sistemi di pubblicità non invasivi che si basano su AdWords mi sembra francamente un attacco velato sferrato dagli OldStream Media che arrancano verso un nuovo modello sociale basato sui desideri individuali.

Ho già parlato di questo in un mio post approposito dell’eliminazione della pubblicità mirata da parte di Yahoo e delle conseguenze di questo atto. La pubblicità rimane, soltanto che diventa casuale. E così potremo vedere pubblicizzati dei Condom, quando leggeremo degli articoli sulla preghiera e sulla meditazione.

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Il post Trovo inutile il dibattito sul “difendere la propria privacy” da Google è stato scritto da Enrico Giubertoni ed è sotto licenza Creative Commons Attribuzione 2.5 Italia. Per ottenere altri permessi al di fuori di questa licenza contattami.

  • http://www.businesseconoscenza.blogspot.com/ Andrea Bichiri

    Ciao Enrico. Trovo quello che hai scritto sugli strumenti pubblicitari offerti da google assolutamente giusto. Il mio post non voleva attaccare google e considerarlo come l'origine di tutti i mali (vedi independent) semplicemente aiutare chi lo desidera a proteggersi dalle intrusioni sgradite. Infatti come avrai potuto constatare proseguendo la lettura mi limitavo a suggerire degli strumenti per ridurre i rischi di furti di identità o frodi.
    Io sono il primo che approfitta di google e dei suoi meravigliosi servizi…e penso che la rete sia una grande opportunità..volevo solo fornire alcuni strumenti per navigare più sicuri..a chi lo desidera..

  • http://www.buzzes.eu buzzes

    Lo so che non volevi attaccare Google, ma fornire degli strumenti per chi desidera proteggersi. Ed effettivamente ho preso il tuo articolo come pretesto per esprimere una voce fuori dal coro – la mia – che si trova bene con il behavioural targeting.

    Grazie per avere pubblicato il tuo post :-D
    Enrico

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